Cannes, Alice Rohrwacher: “Il mio cinema in bilico tra la poesia ed il ridicolo” (Esclusiva)

In concorso sulla Croisette con La Chimera, la regista racconta a THR Roma l'emozione del momento, il peso delle aspettative, il rapporto con sua sorella Alba ed il fare film la cui ispirazione "è un groviglio di radici"

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E’ a Cannes con La Chimera, il film con cui torna in concorso  dopo aver vinto, ex aequo, il Prix du scénario alla miglior sceneggiatura nel 2018, con Lazzaro felice. Reduce dalla nomination all’Oscar per il corto Le pupille – prodotto dal regista Alfonso Cuaron – Alice Rohrwacher, 41 anni, non nasconde l’emozione del momento. Il “rischio” – ricercato, inseguito – di una nuova avventura cinematografica e il peso delle aspettative sulla sua carriera in ascesa, sostenuta dall’apprezzamento internazionale (Martin Scorsese e Sophia Coppola tra i suoi estimatori). 

Nell’intervista esclusiva con THR Roma la regista de Le meraviglie riflette sul suo cinema, “in bilico tra la poesia e il ridicolo”, sulla sensazione di camminare su di un filo “sospeso sull’abisso”, sull’importanza delle collaborazioni (Futura, il film collettivo del 2021 con Francesco Munzi e Pietro Marcello) per “limitare l’ego”, che può annebbiare la creatività del regista. Sui suoi set tornano spesso vecchie conoscenze, come una famiglia che di volta in volta si apre e si rinnova: il volto più costante è davvero familiare, quello della sorella Alba, “una grande attrice” con cui fino all’adolescenza ha condiviso la cameretta, i poster, le fantasie (“La più incasinata? Senza dubbio io”).

Rohrwacher racconta il suo rapporto con il cinema “da guardare” – quello di Jean-Luc Godard, soprattutto – e con la pellicola, usata in diversi formati anche ne La Chimera: un supporto che gli “interessi commerciali”, certo non quelli artistici degli autori, hanno reso sempre più di nicchia.

“Scema naturale”, come si definisce lei con ironia, rispondendo a una domanda sull’intelligenza artificiale, Rohrwacher si dice amante convinta “della materia”, di un approccio naturale al racconto: nel senso vivo del termine, cioè reale, concreto, della natura. Le idee “come piante”, l’ispirazione “un groviglio di radici da sciogliere, nascoste sotto una pietra”. Il cinema come “scavo”, anche ne La Chimera: la ricerca della meraviglia nascosta nel quotidiano, a patto di saperla vedere.