Un’altra storia, di Antonio Monda: Harrison Ford deve la sua carriera a Tom Selleck

Abbiamo rischiato di non vedere l'attore né nel ruolo dell'archeologo Indiana Jones, né nel dramma-poliziesco Witness, per la cui performance venne candidato agli Oscar: la prima scelta - sia Spielberg che Weir - era stato l'interprete di Magnum P.I.

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La storia del cinema è fatta da grandi rinunce. Quelle di Tom Selleck hanno segnato la carriera di Harrison Ford. Che ha rischiato di non vestire i panni di un protagonista cruciale dell’immaginario pop mondiale, dopo aver impersonato il farabutto spaziale Han Solo nel western galattico Star Wars di George Lucas nel 1977.

Infatti, per il ruolo dell’archeologo Indiana Jones, che ha esordito sul grande schermo nel 1981, Steven Spielberg aveva pensato a Tom Selleck, che l’anno precedente aveva dato magistralmente vita al protagonista Thomas Sullivan Magnum IV nella serie televisiva Magnum, P.I.. Selleck non ne volle sapere nulla di un personaggio armato di frusta alla ricerca di un’arca perduta, così la parte andò a Ford. Ma non è finita qui.

Harrison Ford, da Indiana Jones alla nomination per gli Oscar

Non solo. Qualche anno dopo, il regista Peter Weir, già noto per un cult come Picnic ad Hanging Rock (1975), convocò Tom Selleck perché lo voleva come protagonista in Witness – Il testimone (1985). Il film, un dramma in salsa poliziesca, vede al centro il piccolo Samuel, bambino di una comunità Amish, unico testimone di un omicidio. Quando il ragazzino riconosce in un poliziotto il colpevole, arriverà il momento per il detective John Book di metterlo in salvo, nascondendo le sue tracce insieme a quelle della madre.

Selleck non accettò il ruolo che, anche questa volta, andò a Harrison Ford, accanto ai colleghi Kelly McGillis, Viggo Mortensen e Danny Glover. E che valse all’interprete anche una candidatura agli Oscar come miglior attore protagonista (una delle otto che conquistò il film, vincendo anche per la miglior sceneggiatura originale andata a Earl W. Wallace, William Kelley e Pamela Wallace e per il miglior montaggio a Thom Noble). Dalla miopia di un attore, ne è valso il ruolo da star di un altro.