Piero Piazzi: “Per aver difeso le mie modelle da predatori e finti fotografi mi bruciarono la macchina”

Presidente dell'agenzia di modelle Women Management, è da sempre un punto di riferimento mondiale per il mondo della moda: ha scoperto top model come Marpessa, Monica Bellucci, Carla Bruni, Maria Carla Boscono e Lea T

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E’ stato definito dal New York Times “The King of Models”, ma a Piero Piazzi, presidente dell’agenzia di modelle Women Management (che fa parte del colosso mondiale Elite World Group),  questa definizione non è mai piaciuta. “E’ un’espressione che mi ha sempre fatto ridere, perché non credo nelle monarchie. Al massimo potrei essere King of Humanity per il fatto che ho trattato le modelle in primis come donne, come esseri umani, rispettandole e facendole rispettare sempre, proteggendole: e di questo sono molto orgoglioso”.

Le Top Model di Piero Piazzi

Marpessa Hennink, Monica Bellucci, Carla Bruni, Eva Riccobono, Maria Carla Boscono, Lea T: sono solo alcune delle top model scoperte da Piazzi, lanciate e protette negli anni d’oro, qualche volta anche a rischio dell’incolumità. “Negli anni Ottanta i Pr che attiravano le modelle nelle discoteche per farle bere, consumare droga e darle in pasto ai rampolli della Milano da bere mi bruciarono la macchina, perché impedivo alle ragazze che lavoravano con me questo stile di vita”, ci racconta Piazzi. “Alcuni poi si spacciavano per fotografi, organizzando casting di lingerie finti per attirare modelle costringendole a fare cose inverosimili”.

Naomi, Eva, Kate e le altre

Anni d’oro per il mondo della moda e per i protagonisti dell’epoca che hanno vissuto il fenomeno e il passaggio da semplici modelle da passerella a star internazionali richiestissime in ogni dove.

Naomi Campbell, Eva Herzigova, Kate Moss, tutte regine delle passerelle che lavorano per Piazzi, al quale domandiamo se i canoni estetici delle sfilate di oggi possano veicolare messaggi diversi dalle standardizzazioni che rovinano l’autostima di troppe adolescenti. “La moda è una passerella che dà dei messaggi importanti. Oggi si utilizzano modelle no gender o plus model, ma la vita reale è un’altra cosa. Se per strada vediamo una donna oversize la chiamiamo ancora cicciona, se vediamo un transessuale lo chiamiamo travestito, se vediamo una donna gay la definiamo lesbicona, un uomo gay lo chiamiamo frocio. Il mondo dei deboli, delle minoranze, è purtroppo ancora lì a soffrire e a lottare per vedersi riconoscere dei diritti fondamentali”.

L’impegno sociale

Impegnato in prima linea per la lotta alle diseguaglianze sociali, ambassador per Children of peace, abbiamo incontrato Piero Piazzi alla cerimonia del premio La Moda veste la Pace nella sede del Parlamento europeo in Italia, che gli è stato conferito per l’impegno con To.Get.There.ets, l’associazione no profit da lui fondata, attiva in Uganda e Sud Sudan, in aiuto a bambini orfani e sieropositivi, grazie al sostegno locale delle suore comboniane e degli specializzandi del Policlinico Gemelli di Roma.

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