Giffoni 54: l’immagine del festival per raccontare l’illusione della distanza

Due sagome prive di genere e etnia, sospese in un campo onirico fuori dallo spazio e dal tempo, un non luogo ideale in cui tutti possono ritrovarsi e che tutti possono immaginare. L'edizione 2024 si svolgerà dal 19 al 28 luglio

Di THR ROMA

L’illusione della distanza, l’illusione di guardarsi, cercarsi e quella certezza di esserci, trovarsi per capovolgere visioni, spiegarle con le emozioni. #Giffoni54 è una storia universale, una lunga storia d’amore che non contempla distanze, che cancella il mancato, il dimenticato e l’ignorato. Che rifiuta il paradosso, che non si ferma ad aspettare e corre verso l’altro, verso chi ha smarrito il senso del suo viaggio. Dal 19 al 28 luglio l’illusione della distanza sarà il punto di partenza di Giffoni, declinato in tutte le sue forme, in ogni suo spazio. Un tema urgente per gli oltre 5mila juror provenienti da oltre 30 Paesi del mondo, scelto per indicare i pericoli del senso di isolamento che si insinua nella vita delle nuove generazioni con la paura dell’altro, del diverso, del lontano, con l’inganno di sentirsi separati.

Un invito a ritrovare i sentieri, a scoprire i legami invisibili che esistono, nonostante le apparenti divisioni per inventarne di nuovi, per rivelare quanto siamo incredibilmente prossimi, indissolubilmente uniti. E allora, quanto siamo vicini? L’immagine che accompagnerà e esalterà l’illusione della distanza è un trionfo di sensazioni, linee, colori, luoghi attraversati e posti immaginati. Una connessione perfetta di arte, che si lascia accarezzare e completare: è il risultato di un valore che diventa assoluto, anime diverse ma mai lontane che parlano tra loro e raccontano, guardano, sentono.

Due sagome prive di genere e etnia, sospese in un campo onirico fuori dallo spazio e dal tempo, un non luogo ideale in cui tutti possono ritrovarsi e che tutti possono immaginare: è questa la caratteristica principale dell’immagine di #Giffoni54, realizzata dall’unione di idee, creatività e sensibilità di un collettivo di undici artisti – composto da Bianca Costanzo, Chiara Ferrante, Diana De Stefano, Elisa Patafio, Emma Graziani, Giulia Minella, Giusy Lambiasi, Leandro Forte, Marica Mastromarino, Simone Castelluccio, Venera Leone – che, dal 16 al 20 aprile, è stato ospite della prima edizione di Giffoni Shock!, una rivoluzione nell’espressione artistica, un portale per il futuro, un rifugio per i sognatori e un trampolino di lancio per i talenti.

L'immagine di Giffoni 54

L’immagine di Giffoni 54

Il manifesto racconta la storia semplice di persone che si allontanano, spesso si ignorano, dimenticano, si separano, ma nel profondo della terra buia, immensa come il cielo, vasta come l’oceano, comprendono come le loro radici sono legate indissolubilmente. Nonostante spesso le direzioni prese siano opposte, anche contrastanti, nonostante ogni percorso abbia potenzialmente risvolti inediti, nonostante i chilometri di indifferenza, i conflitti, le incomprensioni e i malintesi, la connessione è inevitabile. Ed è questo il messaggio che Giffoni si prepara a condividere, esaltare, divulgare.

Il collettivo artistico di Giffoni è un laboratorio residenziale composto da artisti provenienti da tutta Italia. Una piattaforma che coinvolge nuove generazioni in attività artistiche collaborative all’interno di un centro di creatività e trasformazione culturale. Pittori, illustratori, fotografi, attori, musicisti e compositori, scrittori e artisti digitali si sono uniti, e continueranno a confrontarsi durante il festival, per realizzare produzioni artistiche finalizzate al racconto dei temi e delle attività di Giffoni con un linguaggio inedito. Un dialogo interdisciplinare che favorisce nuovi percorsi creativi, dunque, trascendendo i confini artistici tradizionali.

Anche il tema prescelto è di profonda attualità: “Mi piace sottolineare un aspetto, in particolare, della nostra bellissima e complessa nuova immagine dedicata a L’illusione della distanza”, chiarisce il direttore artistico Luca Apolito. “Quelle radici che rimandano ad un segreto degli alberi che noi, forse, abbiamo dimenticato. Apparentemente isolati in superficie, sono uniti da una rete sotterranea di radici”.

“Questo sistema – continua Apolito – permette loro di comunicare, scambiare risorse, offrire sostegno reciproco, un ecosistema di cooperazione che sfida la nostra percezione di individualità separate nel mondo naturale. In modo simile, tutti noi siamo connessi da reti invisibili di storia, tradizioni, esperienze, linguaggi e credenze. Queste nostre radici culturali, sebbene non visibili, sono altrettanto reali e vitali. Ma come le radici delle piante comunicano tra di loro anche se appartengono a diverse specie, le nostre radici culturali comunicano e hanno comunicato in passato pur appartenendo a diverse culture. L’illusione sta nel percepire le nostre culture e storie come separate e distanti, mentre sono intrecciate”.

“Attraverso la sperimentazione, in questo modello di attività collaborativa, il collettivo artistico consente alle persone di comunicare, connettersi e crescere insieme. In tempi di cambiamento sociale e rivoluzione culturale, l’arte e la creatività svolgono un ruolo fondamentale”, spiega il direttore generale Jacopo Gubitosi.

“Alimentano l’immaginazione, raccontano trasformazioni e generano energia essenziale alle evoluzioni positive. Il collettivo artistico incentra la propria missione nel connettere le quotidianità delle nuove generazioni, innescando così un impatto globale, nel segno di quella che è da sempre la mission di Giffoni. Dal cinema alla letteratura, dal teatro alla grafica pubblicitaria, attraversando tutti i linguaggi dei nuovi media, mira a tessere una nuova narrativa artistico-professionale, collegando vite lontane e coltivando la bellezza e i valori della società nei luoghi più inaspettati. Ancora una volta, dunque, Giffoni si propone come vetrina preziosa per le nuove generazioni”.