Bob Wilson porta Pessoa in scena a Firenze: “Un prisma con tutte le sue diverse personalità”

Il regista e drammaturgo statunitense debutta alla Pergola, dal 2 al 12 maggio, con uno spettacolo dedicato all'autore portoghese, in occasione dei 50 anni dalla Rivoluzione dei Garofani. Sul palco anche gli italiani Sofia Menci, Gianfranco Poddighe e Klaus Martini

Di THR ROMA

”Pessoa, come tutti noi, è pieno di molti personaggi”, per raccontarlo, spiega Bob Wilson “ho provato a trattare sia l’artista che l’uomo. Nella mia testa c’è un prisma con tutte le diverse personalità e i diversi aspetti di Pessoa”. Il drammaturgo e regista statunitense è infatti alla vigilia del debutto alla Pergola di Firenze (2-12 maggio) dello spettacolo Pessoa. Since I’ve been me, dedicato allo scrittore e poeta portoghese e al suo Libro dell’inquietudine, in occasione dei 50 anni dalla Rivoluzione dei garofani che mise fine a una lunga dittatura.

Un lavoro cui si è dedicato assieme allo scrittore americano Darryl Pinckney e che riguarda un personaggio nato nel 1888 e morto nel 1935, il quale scrisse molto usando tanti diversi eteronimi, inventandosi decine di personalità diverse più che pseudonimi. Così, nonostante spesso Wilson abbia proposto spettacoli con molto silenzio, gli pare avere un senso che questo viva di un gruppo di attori di diversa nazionalità che parleranno ognuno nella propria lingua.

Pessoa. Since I’ve been me: un incontro di mondi

È portoghese Maria de Medeiros, nome noto per cinema e teatro; brasiliano è Rodrigo Ferreira, franco-brasiliana Janaína Suaudeau; francese di radici africane Aline Belibi; italiana Sofia Menci della Scuola Orazio Costa della Pergola lavorando a questo progetto insieme allo scrittore americano Darryl Pinckney, italiano di lunga residenza francese Gianfranco Poddighe, italo-albanese Klaus Martini. E di conseguenza è stata messa in piedi una produzione internazionale, partita dalla commissione del Teatro della Pergola e il Théâtre de la Ville di Parigi, cui partecipano il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Bolzano, São Luiz Teatro Municipal de Lisboa e il Festival d’Automne à Paris in collaborazione con Les Théâtres de la Ville de Luxembourg.

“Qual è la luce?”: creare e riempire lo spazio

”In teatro in genere qualcuno scrive un testo, si fa la regia, si cominciano le prove e solo a ridosso dello spettacolo si pensa alle luci. Vi siete chiesti, invece, cosa succede se si comincia con le luci? La mia prima domanda è infatti sempre ‘Quale è la luce?”, racconta Wilson. ”Così come comincio a lavorare, la prima cosa che faccio è illuminare lo spazio.

Comincio con la luce. Anche se non so ancora quale sarà il testo o la situazione, comincio con la luce. Ho studiato architettura e il mio primo giorno il professore disse ‘Ragazzi, cominciate con la luce!’ e la cosa da allora mi martella in testa”.

La luce crea lo spazio e fatto questo ”comincio allora a riempirlo. Il mio lavoro è questo: una costruzione tra tempo e spazio – continua – una costruzione astratta che ha a che fare con cosa vedo e cosa ascolto. La ragione per cui facciamo teatro come artisti è quella di porre delle domande, evitando di avere certezze, rispettando sì l’autore, in questo caso Pessoa, ma senza diventarne prigionieri, trovando il modo di allontanarsene, di prenderne le distanze. Con Pinckney abbiamo messo a fuoco le tante persone in cui si faccetta la figura di Pessoa e i fatti quanto le illusioni intime che hanno riguardato la sua vita e la sua creatività”.

La drammaturgia di Pessoa. Since I’ve been me

Charles Chemin, co-regista, spiega: ”Abbiamo elaborato una drammaturgia che mescola parole essenziali, nel senso di parole che dicono qualcosa sul ‘sé’ – sui possibili ‘sé’, sulla pluralità degli altri ‘sé’ ai quali vengono attribuite le sue opere. È così che nello spettacolo si intersecano anche gli aspetti più intimi della vita di Pessoa e si parte da un bellissimo testo senza titolo e che comincia con queste le parole ‘What is man himself…’, scritto in gioventù e che rappresenta una profonda riflessione sull’essere umano. C’è anche un testo che è poi diventato una componente importante del suo Faust, nel quale – conclude – per definizione esiste una dimensione drammatica”.

E sul titolo Wilson ci tiene a precisare: “Non bisogna interpretarlo, è solo un titolo, una maniera di iniziare. Qualunque cosa tu possa pensare, è un punto fermo”.

(Ansa)