Ludovica Rampoldi: “Stiamo parlando di fondare un sindacato sceneggiatori in Italia”

"Da noi uno sciopero non è possibile. Se non onoriamo i nostri contratti finisce nel penale". Ospite del Premio Solinas, le penna dietro Esterno Notte e The Bad Guy, ha commentato il blocco dell'industria audiovisiva americana

Di THR ROMA

Le ragioni dello sciopero in America “sono sacrosante e riguardano anche noi. A cominciare dai cosiddetti residuals ossia i compensi che spettano per gli ulteriori passaggi o repliche e che sulle piattaforme come Netflix non ci sono, ma certo le condizioni di lavoro e lo scenario sono molto diversi”, dice all’Ansa Ludovica Rampoldi, una delle sceneggiatrici più note in Italia (dalla serie 1992 a Esterno Notte di Bellocchio da Il Traditore alla serie The Bad Guy).

Il mestiere dello sceneggiatore è da mesi sotto i riflettori proprio per il duro braccio di ferro in America con l’associazione dei produttori e sta di fatto bloccando tutto un sistema dell’industria dell’audiovisivo. “Ma noi non possiamo reagire al contrario loro, siamo una associazione, la Wgi Italia, Writers Guild e non un sindacato, dunque uno sciopero non è possibile e se non onoriamo i nostri contratti finisce nel penale. Ne stiamo parlando di fondare un sindacato ma per ora non c’è”.

Rampoldi è tra le mentori coinvolte nella 38/a edizione del Premio Solinas (lei stessa è tra i nomi importanti passati da qui in passato), aiuta giovani talenti finalisti a migliorare i loro scritti dando consigli, fornendo gli strumenti professionali. In un’atmosfera totalmente informale, l’isola della Maddalena è in questi giorni una fucina creativa quasi commovente dove persone affermate – ci sono tra i tanti la produttrice Francesca Cima di Indigo, lo sceneggiatore e regista Graziano Diana, Filippo Gravino che ha scritto Veloce come il vento, poi ancora Paola Randi di Tito e gli alieni, Alice Urciolo sceneggiatrice di Skam Italia, persone che hanno vinto David di Donatello e altri premi – sono a consigliare, discutere, appassionarsi con giovani alle prime armi, molto spesso usciti da scuole di scrittura creativa, amanti del cinema con idee con cui vorrebbero far diventare una passione il proprio lavoro.

Ci sono i 10 finalisti della Bottega della sceneggiatura in partnership Solinas-Netflix e quelli supportati dal premio stesso dal titolo Experimenta serie con la main sponsorship di Rai Fiction. Tra i tavolini fronte mare decine di giovani sono a confronto con i grandi, a fare i cosiddetti pitch, di fatto una scuola-laboratorio culturale di eccellenza. “Abbiamo la sensazione che da qui a 5 anni per l’impiego dell’intelligenza artificiale potremmo trovarci tutti a casa, come già sta accadendo purtroppo per altre categorie come i traduttori”, prosegue Rampoldi considerando le ragioni dello sciopero in America come di grande attualità anche da noi.

Intanto il mestiere di sceneggiatore vive una fase storica particolare come tutto il comparto cinema-tv. Racconta Rampoldi: “Veniamo da 3-4 anni di bolla, gara bulimica di canali e piattaforme a riempirsi di prodotto e dunque abbiamo scritto tanto, tantissimo e in fretta. Ora questa bolla è esplosa, ci sarà una grande contrazione nel mercato delle idee che già stiamo vedendo. Società che si ridimensionano, progetti annullati”.

E rispetto ai contenuti che momento è questo? “C’è una enorme rincorsa a quello che si chiama Ip, la grande proprietà intellettuale che può essere il libro di successo o il personaggio di culto magari storico, le idee originali fanno una gran fatica. A noi ci chiedono piuttosto – risponde – di fare serializzazioni di film famosi, di libri best seller o vite note”.

Sui temi invece c’è una grande apertura, nota la sceneggiatrice, “come si vede anche da quello che propongono i giovani del Solinas, tantissime storie sul disagio mentale e altrettante sull’identità sessuale, argomenti molto sentiti e su cui c’è una aumentata sensibilità anche produttiva”. E per Rampoldi che momento è? “Ho scritto due film che non sono ancora annunciati, personalmente trovo che sia una fase bella creativa e libera più per il cinema che per la serialità”.

(ANSA)