Cannes 76, red carpet movimentato: dal tappeto rosso sangue pro Ucraina a un Kaurismaki incontenibile

Tappeto rosso movimentato negli ultimi due giorni a Cannes: prima si tinge di sangue (finto) per protestare contro la guerra in Ucraina, poi manifesta per la transizione ecologica infine ospita un Kaurismaki scatenato

Di THR ROMA

Siamo sinceri, la Montée des Marches è uno dei luoghi più convenzionali e conformisti del mondo. Il tappeto rosso più conosciuto del mondo del cinema (e probabilmente non solo) si accende solo per i divi particolarmente estrosi, ma (quasi) sempre attenti ai rigidi protocolli di Fremaux e soci, per qualche uscita fuori di seno – avete letto bene, sembra che ci siano alcuni fotografi specializzati in quei momenti in cui una spallina fedifraga tradisce una star internazionale per pochi secondi (Sophie Marceau è la recordman in questo campo) – e per le rare ed estemporanee proteste tra le ali di folla che solitamente sono li per foto, autografi o – i più improbabili – per farsi notare a loro volta.

Poi però, a metterci lo zampino, sono una guerra, il cambiamento climatico e Aki Kaurismaki, un regista meravigliosamente bambino, e il red carpet che di solito suscita severe pagelle da fashion victim e maestri di stile diventa altro.

Ma andiamo con ordine, a domenica sera. Esattamente quel tipo di red carpet noioso e pomposo che solitamente passa inosservato. Finché una signora, le cui generalità non sono state rese note, proprio sugli ultimi scalini dell’infinito tappeto cannense, si ferma dopo averle elegantemente salite con nonchalance.
Ruba l’occhio: è bella e decisa ed è vestita con un elegante abito da sera, con tanto di strascico. I colori sono giallo e blu, inequivocabilmente quelli della bandiera ucraina.

E un’uscita di seno, in fondo c’è. Perché all’improvviso si gira, si infila una mano nella scollatura all’altezza del seno sinistro e tira fuori due sacche di sangue finto, il più classico degli espedienti cinematografici. La sua diventa così non solo una passerella ma una performance contro l’invasione russa in Ucraina, potentissima, perché il suo corpo e il vestito coperto di rosso è una delle immagini più di impatto di questa edizione. Anche per la sicurezza che con insolita solerzia l’ha portata via e anche con una certa violenza, perché Catherine Deneuve può aprire il festival con i versi della famosa poetessa ucraina Lessia Oukrainka ma una sconosciuta (modella?) non può protestare pacificamente. La borghesissima Cannes al massimo può sopportare un Martin Scorsese che a proposito del conflitto si definisce educatamente “molto angosciato”. Non di più perché, si sa, sul Titanic si suona e si balla fino alla fine.

Altrettanto d’impatto, questo lunedì pomeriggio, è stato il tappeto rosso di Club Zero di Jessica Hausner, film in concorso molto atteso. Una sfilata di abiti eleganti ed austeri, di registi e interpreti composti. Finché a pochi passi dall’entrata il cast e altri invitati si sono girati verso la strada e hanno tirato fuori cartelli e cartelloni a comporre la parola CUT!
Non si tratta però di una rivendicazione sindacale dei montatori o una protesta contro l’eccessiva lunghezza dei film (in fondo il già citato Scorsese ha partorito 210 minuti di capolavoro: taglia!), ma un acronimo che sta per Cinéma Uni pour la Transition, con tutti gli altri a far da corona con fogli che riportavano il loro ruolo nel mondo del cinema. Un’associazione che segna l’impegno del mondo dell’audiovisivo per la sostenibilità ecologica e per la transizione a un mondo più rispettoso della natura (esattamente nel giorno in cui il Centro Sperimentale di Cinematografia ha annunciato un suo Green Hub a Matera di prossima apertura).

Cut, la manifestazione sul red carpet di Cannes 76 per la transizione ecologica

Cut, la manifestazione sul red carpet di Cannes 76 per la transizione ecologica

Più classica, ma non meno appariscente, la divertentissima e dissacrante performance di Aki Kaurismaki, applauditissimo per il suo ultimo film da stampa e pubblico (Kuolleet Lehdet, Les feuilles mortes che altro non è che una composizione di Joseph Kosma su versi di Jacques Prevert eseguita negli anni da Yves Montand, Juliette Greco, Edith Piaf, Barbra Streisand, Nat King Cole, Frank Sinatra e molti altri). In ossequio alla sua tragicommedia ha occupato il tappeto rosso con scherzi, strani balli, facce assurde durante le foto, divertendo la troppo seriosa località della Costa Azzurra. E confermandosi ancora, e sempre, uno dei pochi a rompere tutti gli schemi di un piccolo mondo antico che qui a Cannes si prende terribilmente sul serio.

Pochi ricordano però che il buon Aki non è nuovo a queste uscite un po’ folli: 21 anni fa era qui per L’uomo senza passato e danzò lungo tutto il red carpet, deliziando con improbabili movenze pubblico e colleghi. Per tacere del tango finlandese del 2011.

Aki Kaurismaki, se non ci fosse dovremmo inventarlo.