Giuseppe Tantillo: “Il mio Alfredo è un uomo braccato. E sì, Mare Fuori racconta temi shakespeariani, universali”

"In questa quarta stagione il mio personaggio cambierà in modo sorprendente. Comunque io non l'ho mai giudicato": parla l'attore che interpreta il "cattivo" della serie dei record, dal 1 febbraio su Rai Play e dal 14 febbraio ogni mercoledì su Rai 2. L'intervista di THR Roma

Alfredo è un personaggio enigmatico, talvolta incomprensibile. Un personaggio che Giuseppe Tantillo, l’attore che gli dà il corpo nella serie record Mare Fuori, odia definire “cattivo”. Piuttosto, lo descrive come “complesso”, perché “sarebbe stato troppo facile e noioso raccontare un cattivo classico”.

È un uomo incapace di cambiare, Alfredo: declina ogni occasione di redenzione per alimentare la sua fame di potere e denaro. L’unico spiraglio di sincerità nella sua vita è costituito dalla relazione con Silvia (Clotilde Esposito), una delle giovani detenute dell’iPM, con cui tuttavia condivide un amore fatto di soggiogazione, prevaricazione e disparità.

Tantillo lo definisce “un uomo braccato”, fondamentalmente fragile. Che non va giudicato, perché sarebbe troppo facile, e che nella quarta stagione mostrerà finalmente le motivazioni dietro questo cinismo eccessivo, in un modo che “sorprenderà il pubblico. Soprattutto quello che l’aveva giudicato in un certo modo”. Mare Fuori 4 sarà disponibile dal 1 febbraio su Rai Play con le prime sei puntate, e dal 14 febbraio con due episodi ogni mercoledì in prima serata su Rai2.

Giuseppe Tantillo

Giuseppe Tantillo – Foto di Sabrina Cirillo

Quello di Alfredo è un personaggio subdolo, man mano più presente. Come lo vedremo evolvere in questa quarta stagione?

Alfredo ha vissuto in una specie di bigamia etica. Fin ora si è capito poco delle sue dinamiche. Da spettatore mi chiederei: è lui l’uomo che vuol far credere di essere a Silvia o è un poco di buono senza alcuna possibilità di redenzione? Sono tutte domande che nessuno ha ancora capito e che in questa quarta stagione avranno una risposta. Finalmente si inizieranno a comprendere le motivazioni di quest’uomo complesso. Sono sicuro che sorprenderà il pubblico. Soprattutto quello che l’aveva giudicato in un certo modo.

Come si è preparato a questo ruolo così ambivalente?

Non giudicandolo, innanzitutto. Sarebbe stato troppo facile e troppo noioso raccontare un classico cattivo. Se un personaggio è soltanto cattivo, di solito è scritto male. È più divertente fare i personaggi complessi. Ho cercato di ragionare con Alfredo, costruendo tutto quello che non si vedeva attorno alla sua persona, immaginando un personaggio che aveva delle motivazioni ben precise per le quali agiva. Talvolta, anche azzardando.

Sente di avergli dato un’evoluzione coerente, dunque?

Non so se in qualche modo il modo in cui l’ho interpretato ha ispirato chi ha scritto, ma in questa quarta stagione mi sono ritrovato ad interpretare qualcosa che avevo anche immaginato. E questo è stato abbastanza bello.

Quella con Silvia è una relazione un po’ malata. Lui è nettamente più maturo di lei e tende a plagiarla. Pensa che ci sia del bene di fondo tra questi due personaggi?

Alfredo è assolutamente innamorato di Silvia. Vorrebbe davvero essere ciò che le dice di essere. Non è del tutto in grado di essere all’altezza di quello che ha promesso, però è assolutamente innamorato. Io, come attore mi sono sempre mosso rispetto alla sincerità del suo amore per Silvia. Mai per un secondo ho dubitato di questa cosa. C’è però una grande chance di redenzione: la sfrutterà, sarà in grado di coglierla? Questa è la questione.

A tal proposito, in una puntata Alfredo dice che i soldi danno l’odore della felicità, ma anche della paura.

Lui è un uomo braccato. E un uomo braccato può agire in modo anche sorprendente, come è successo. Può apparire cinico in certe situazioni, ma in realtà è fondamentalmente un uomo fragile.

Giuseppe Tantillo e Clotilde Esposito in Mare Fuori 4

Giuseppe Tantillo e Clotilde Esposito in Mare Fuori 4 – Foto di Sabrina Cirillo

Quando è entrato a fare parte di questo progetto, si aspettava un successo simile?

No, neanche lontanamente. Quando sono entrato non c’era sentore di questo grande successo. Anzi, c’era persino il dubbio che si riuscisse a fare una seconda stagione. Non ero neanche certo di partecipare quando me l’hanno proposto, poi mi hanno spiegato che il personaggio avrebbe avuto un’evoluzione interessante. La serie mi sembrava ben fatta, ma non immaginavo che avrebbe avuto questo successo e che avrebbe cambiato così tanto la percezione collettiva, anche per strada.

Che spiegazione si dà?

Questa è una domanda da un milione di dollari. Se ci fosse una risposta unica, adesso tutti riuscirebbero a fare serie di successo. Credo che ci siano dei temi di fondo molto shakespeariani e profondi.

Perché?

La fase dell’adolescenza e quella immediatamente successiva sono forse le più interessanti della vita. Sono quelle in cui tutti decidono cosa vorrebbero e cosa non vorrebbero diventare. Se si mettono dei temi così forti all’interno di una situazione estrema come quella del carcere minorile, alla fine scoppia l’algoritmo dell’interesse.

La serie racconta un grande margine di cambiamento nelle vite dei protagonisti. Sono giovani e hanno la possibilità di evolversi e cambiare, chi in positivo, chi in negativo. Forse è proprio questo il suo punto di forza?

Assolutamente sì, ci permette di continuare a credere, di continuare a ritenere la vita interessante. Uno si sveglia la mattina pensando di poter modificare delle cose, a qualunque età. Vedere una serie che racconta questa possibilità è molto interessante.

Quale altro personaggio le sarebbe piaciuto interpretare, se non il suo?

Mi avrebbe divertito dare vita a un direttore dell’IPM, come il personaggio di Carolina Crescentini, che lotta continuamente tra quella che è la propria formazione e ciò con cui ha a che fare. Mi interessa molto vedere come la formazione si declini nella pratica, nell’incontro con l’umanità.

Recentemente ha lavorato anche a Iddu, con Elio Germano e Toni Servillo.

Sia professionalmente che umanamente è uno dei progetti migliori nei quali mi sono trovato. Antonio Piazza e Fabio Grassadonia hanno una visione sempre molto originale, raccontano senza mai scadere nel cliché. Tutti parlano del fatto che questo film parla di Matteo Messina Denaro. Sì, ovviamente non posso dire molto altro, ma di certo non è un biopic.

Raffigura una realtà totalmente diversa da quella di Mare Fuori, ma è pur sempre un racconto di malavita. Pensa sia necessario raccontare storie di criminalità col cinema?

No, non penso affatto che sia necessario raccontare la criminalità, in realtà. Penso che sia necessario raccontarla in modo originale, come ogni cosa. Non credo nel fatto che siano importanti gli argomenti, penso che sia fondamentale come vengono sviluppati. È solo necessario fare cose belle. Con la bellezza dell’arte si pongono le domande giuste, e si stimola il pubblico a evolvere.

L’arte deve educare con la bellezza e non con i temi, dunque?

C’è un problema culturale in questo paese, parliamoci chiaro. È un grandissimo equivoco quello per cui il l’arte deve educare attraverso i temi. L’arte deve educare attraverso la bellezza. Se c’è bellezza, allora l’arte educa. Se non c’è bellezza si raccontano solo le cose per bisogno.

Ed ha paura che questa bellezza nella rappresentazione un giorno possa venire meno?

È un pericolo grosso. La grande questione, secondo me, è la distinzione tra prodotto e opera d’arte. Ad oggi, l’attenzione si sta spostando molto sul prodotto, che invece di raccontare una storia nuova, si focalizza su ciò che il pubblico vuole sentirsi raccontare. Non c’è più ricerca, e tutto ciò porterà sempre di più ad abbassare il livello delle parole e delle immagini usate.

Come si può effettuare questa ricerca di cui parla?

Bisogna preoccuparsi a livello di politiche culturali. Bisogna mettere i soldi, far sì che vengano prodotte delle opere che si preoccupino di scoprire, non di piacere a prescindere. Altrimenti ci ritroveremo ad un livello sotto terra e non riusciremo più a rialzarci da lì. Poi ci sono casi, come Mare Fuori, in cui questa ricerca si percepisce e che per fortuna vanno anche molto bene. E meno male. La sciocchezza è che più gente vede un progetto e più si abbassa il livello. C’è un grande equivoco. Anche i Beatles erano popolari.