Disney citata in giudizio per presunto insabbiamento di una violenza sessuale. “Non sono stata né la prima vittima, né l’ultima”

La querelante, che porta avanti la causa in forma anonima, sostiene di essere stata violentata dall'ex-vicepresidente della distribuzione Nolan Gonzales e che la direzione non avrebbe compiuto alcun passo nonostante le segnalazioni di altre donne. La cattiva condotta sessuale dell'uomo sarebbe ben nota ai vertici, che per anni si sarebbero rifiutati di indagare adeguatamente

La Disney è stata citata in giudizio da una dipendente che ha accusato la società di aver nascosto un presunto comportamento ricorrente di cattiva condotta sessuale da parte di un ex-dirigente. Nella denuncia, depositata martedì 2 gennaio presso l’Alta Corte di Los Angeles, sostiene che la direzione della Disney si sia ripetutamente rifiutata di dare priorità alla questione dell’ex vicepresidente della distribuzione Nolan Gonzales, nonostante le numerose denunce, creando un ambiente in cui questi sarebbe stato “libero di molestare le donne impunemente”.

“La direzione è stata incentivata a nascondere le molestie di Gonzales, perché lui generava entrate preziose”, si legge nella causa. La Disney e Gonzales non hanno risposto alle richieste di commento.

La querelante, che sta portando avanti la causa in forma anonima, sostiene che Gonzales l’abbia aggredita più volte nel 2017 tramite l’uso di ecstasy e di una droga da stupro, violentandola quando era incapace di intendere e di volere. Secondo la denuncia, Gonzales avrebbe anche “usato la sua posizione di potere e il ricatto” per costringerla a fare sesso con lui. Davanti ad un tentativo della donna di interrompere i contatti con lui nel 2018, Gonzales avrebbe minacciato di pubblicare video intimi dei loro incontri e di “rovinare la sua carriera”.

I precedenti di Gonzales

L’accusatrice sostiene di non essere stata “la prima vittima di Gonzales né l’ultima”: la storia di cattiva condotta sessuale dell’uomo sarebbe ben nota alla direzione, che per anni si sarebbe rifiutata di indagare adeguatamente o di prendere provvedimenti punitivi nei suoi confronti.

“Le donne sono state scoraggiate a farsi avanti riguardo ai suoi comportamenti perché la direzione ha apparentemente accettato la condotta di Gonzales come qualcosa che fa parte dell’industria dell’intrattenimento. Inoltre, il suo licenziamento avrebbe sicuramente danneggiato la società dal punto di vista finanziario”, si legge nella denuncia.

Secondo il documento, Gonzales si sarebbe dimesso nel 2022 dopo altre tre denunce per molestie sessuali. La querelante sostiene di essere stata demansionata l’anno scorso in un presunto tentativo di ritorsione da parte della Disney.

Il tentativo di Disney di insabbiare l’accaduto

“La Disney ha usato i licenziamenti in corso come scusa per far retrocedere la querelante e per inserirla in un altro team dove non ha gestito alcun rapporto diretto”, si legge nella causa. “In precedenza, la querelante era un’impiegata di livello supervisore, che formava e dirigeva tre subordinati. Ora, le mansioni essenziali della querelante sono molto più ridotte e simili a quelle che svolgeva alla Disney dieci anni fa”.

La denuncia, che cita anche la Searchlight e la 20th Century, contiene richieste di risarcimento per molestie sessuali, aggressioni sessuali, percosse e negligenza, oltre ad altre richieste relative al presunto insabbiamento da parte della Disney della cattiva condotta di Gonzales. L’azione è stata avviata in base alla legge californiana Sexual Abuse and Cover Up Accountability Act, che ha inviato nuovamente la prescrizione per le richieste di risarcimento dei danni subiti in seguito ad aggressioni sessuali. Nonostante la finestra per denunciare si sia chiusa il 31 dicembre, la corte potrebbe decidere di portare avanti la causa poiché quel giorno e il successivo erano festivi per i tribunali.

La Disney sta affrontando crescenti problemi legali. Già il mese scorso un giudice aveva certificato una class action di quasi 9.000 dipendenti che avevano fatto causa all’azienda per discriminazione nei confronti delle lavoratrici, che sostenevano di essere pagate meno delle loro controparti maschili. Si ritiene che si tratti di uno dei gruppi più numerosi che abbiano mai intentato una causa in base alla legge sulla parità di retribuzione.

 

Traduzione di Nadia Cazzaniga